La fotografia nel cinema horror

Brivido e paura sono sensazioni fin da sempre familiari ai cinespettatori: già sul finire del diciannovesimo secolo, quando l’invenzione dei fratelli Lumière aveva ancora pochi anni, il genio visionario di Georges Méliès girava il primo film horror, un intenso cortometraggio muto intitolato Le Manoir du diable. L’illusionista francese, che conosceva bene la potenza evocativa delle immagini con le quali lavorava, considerava il cinema un ibrido tra il palcoscenico del teatro e il laboratorio del fotografo.

Questo legame a doppio filo che fonde cinema e fotografia si fa forse ancora più acceso nel genere horror, che per sua natura sfrutta la drammaticità del fotogramma per incutere orrore e spavento agli spettatori. L’ombra del vampiro Orlok nel classico tedesco Nosferatu o lo sguardo folle di Jack Nicholson nella sua famosa interpretazione nell’horror psicologico Shining condensano in un solo scatto l’idea di un film intero.

La paura si manifesta soprattutto attraverso gli occhi: è plasmata sulle forme di ciò che vediamo o che non riusciamo a scorgere, e talvolta si modella sulla deformazione che la mente crea dal reale. Perciò non deve apparire insolito che il cinema horror nutra per la fotografia una considerazione sublime, spesso giocando quasi in una dimensione metateatrale: è il caso di alcuni classici del genere, da Gli occhi di Laura Mars al più recente Shutter, che eleggono per protagonista proprio un fotografo.

Sceneggiature da brivido che ruotano attorno a un obiettivo, ma anche l’opposto: basta pensare agli scatti che Joshua Hoffine dedica all’horror citando il clown del romanzo It o alla passione per il gotico attraverso la quale Amanda Norman rievoca con le immagini l’atmosfera dei racconti di Edgar Allan Poe.

Questi ultimi due fotografi danno un grande spunto a tutti gli amanti delle due arti che possono creare i loro scatti terribili con le proprie fotocamere digitaliscegliendo un soggetto pauroso e puntando le giuste luci per incutere l’angoscia a chi osserverà l’opera.

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